La PTL® viste dall'interno

Event
30/10/2018
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La PTL® (Petite trotte à Léon) è una delle gare dell’UTMB®. Il suo concetto originale e le sue specificità fuori norma la differenziano dalle altre gare. L'essenza della PTL® si basa sull'impegno psicologico, lo spirito di squadra, la voglia di avventura ed anche sui valori sportivi e quelli del mondo della montagna.

Questa gara d'ultra endurance pedestre permette ai concorrenti di percorrere un giro del Monte Bianco più grande in media ed alta montagna (300 km e 25 000 m de D+) fuori dai sentieri battuti; ciò necessita un ottimo senso dell'orientamento dentro e fuori dai sentieri. Ogni anno un percorso diverso dà la possibilità di scoprire la ricchezza e la diversità dei sentieri francesi, italiani e svizzeri del massiccio del Monte Bianco. La PTL® si corre in squadre di 2 o 3 persone indissociabili e solidali, senza classifica. Le squadre si muovono in un ambiente alpino rude ed esigente che necessita una notevole esperienza tecnica, fisica e mentale. Dopo aver partecipato e terminato il PTL® 2018, Marco ci regala una toccante e vivace testimonianza della sua epopea con il suo compagno di squadra Francesco.

155 ore che si consumano come noi stessi

Seduto in ufficio guardo dalla finestra le nuvole che corrono in cielo. Dice pioverà. Ma ho l'ombrello dietro la sedia e l'auto a 200 metri dal palazzo dove passo gran parte del mio tempo a lavorare. Sembra che ci sia vento, ma le finestre mi riparano. E davanti a me c'è una enorme area pianeggiante. Solo in lontananza si vedono delle colline. Stamani, dopo aver fatto una bella dormita mi sono fatto una doccia ed un buon caffè, ho indossato jeans, una maglietta e sono partito per venire qui a Montacchiello, vicino Pisa. La mia auto era a secco. Con 80 euro però ho guadagnato 900 km di autonomia, potrei arrivare in Calabria! La settimana scorsa tutto questo era lontanissimo da essere la mia quotidianità. Ci sono voluti 5 giorni per riuscire a mettere nero su bianco qualcosa di sensato relativamente alla PTL®, la "prova di montagna" più dura a cui abbia mai partecipato.

Era un anno che pensavo al giorno in cui sarei tornato davanti a quel nastro di partenza, a Chamonix, un anno dal giorno in cui ci ritirammo. Col senno di poi ritirarci non fu un'opzione. Fu un naturale evento delle cose. Io Non ero preparato per una simile avventura, l'avevo considerato simile ad altre prove, ma la PTL® non assomiglia a nulla! E' magnifica per quello. In un mondo di apparenza, la PTL® è purezza, assolutezza ed essenzialità.

 Non ci sono bandierine da seguire, spesso nemmeno sentieri

Affrontare una marcia di oltre 300 km e 25mila metri di dislivello su e giù per i monti intorno al Monte Bianco, passando per Francia, Svizzera ed Italia è un'impresa non da tutti! E pensare di essere inadeguati è sacrosanto! Il percorso della PTL® cambia di anno in anno, ma il concetto è sempre il solito: squadre di due o tre persone attraversano ambienti montani pressochè incontaminati usando cartina, GPS e buon senso per orientarsi e proseguire. Non c'è nulla di scontato alla PTL®. Puoi ritrovarti a salire su un monte pieno di rododendri, puoi doverti calare su una corda per scendere un muro verticale, puoi dover fare l'equilibrista tra massi e sassi in equilibrio precario, puoi dover salire e scendere diverse centinaia di metri di via ferrata o anche guadare dei torrenti gonfiati dai nubifragi. Poi ci sono i nevai ed i ghiacciai ed anche il fango ed i pendii bagnati. C'è il freddo e c'è il caldo, la nebbia ed il sole torrido. La PTL® non è una passeggiata, nemmeno in una piccola parte è una passeggiata. Non ci sono bandierine da seguire, spesso nemmeno sentieri. C'è una traccia, una linea da seguire sulla mappa, talvolta rossa, talvolta gialla, talvolta nera a seconda della difficoltà del percorso.

La partenza da Chamonix, le note musicali, il pubblico, gli applausi, i bastoncini che picchiano sull'asfalto: è tutto pronto. Di lì a poco parte il conto alla rovescia: 155 ore per seguire un percorso ostico, duro, faticoso, tecnico e tornare al punto di partenza.155 ore che scorrono inesorabili, quando piove, quando fa freddo, di notte. di giorno, quando devi fermarti per dormire e quando devi aiutare un'altra persona infortunata. 155 ore che si consumano come ogni cosa che abbiamo addosso, come noi stessi. Un lento e progressivo conto alla rovescia che scandisce inizio e fine di questa prova. E' questo numero con cui dobbiamo fare i conti. 155. A noi ne sono servite 150.

Una squadra che affronta la PTL® deve essere necessariamente pura, senza zone d'ombra



Francesco Saviozzi, detto Franco. E' con lui che ho condiviso le 150 ore di PTL®. Alla partenza a Chamonix, conoscevo un Francesco, all'arrivo a Chamonix ne conoscevo un altro. In simili situazioni ci si mette a nudo, è fondamentale. Ci si deve mostrare per quel che si è senza nascondere timori, paure ma anche punti di forza e qualità. Si deve sapere su cosa si può contare e cosa si deve colmare a vicenda. Una squadra che affronta la PTL® deve essere necessariamente pura, senza zone d'ombra. Non necessariamente perfetta, ma assolutamente sincera. Francesco è un toro, forte e testardo. Una di quelle persone pure su cui puoi fare affidamento in ogni circostanza. E' un trascinatore in tutti i sensi. Fortissimo fisicamente, è anche determinato e coerente. Ed ha uno spirito di squadra grandioso.

come se d'un tratto l'aria diventasse più densa e i movimenti ne venissero rallentati

Appena partiti abbiamo iniziato anche un viaggio interiore, pieno di dubbi, idee, fantasie e sogni. Man mano che i km venivano calpestati dalle nostre scarpe ci conoscevamo sempre di più. Idealmente eravamo lui il motore ed io il volante. Lui dava il ritmo, inesorabile, io tracciavo la rotta più precisa possibile. Quando, stanchi, ci fermavamo, giravamo dei brevi video da inviare ai nostri amici; video che facevano ridere sì, ma che anche davano l'idea di cosa stessimo facendo. Erano utili per noi, per rilassarci e per i nostri amici che ci incitavano ad andare avanti. Non si riesce, io non riesco a spiegare l'incredibile fatica che si prova quando si superano i 100 km di marcia: è una fatica che pervade il corpo, come se d'un tratto l'aria diventasse più densa e i movimenti ne venissero rallentati. Non fanno male singolarmente le gambe, non fa male il ginocchio o la caviglia o le dita dei piedi. E' una sensazione di spossatezza generale, una fatica che si impossessa di ogni parte di noi e che ci obbliga a ridurre il ritmo del cammino. Ma questo lo sapevamo. Ne' Francesco ne' io eravamo alle prime armi con "viaggi" così lunghi. Sapevamo che dovevamo affrontare questa sensazione ed anzi, per noi era ed è uno dei motivi tanto affascinanti delle gare di così lunga durata. Delle 150 ore di PTL®, abbiamo dormito sei ore complessivamente. Circa un'ora a notte. Fa impressione a tanti, che, seduti alla scrivania, o camminando per il centro di una città pensano che non potrebbero mai fare lo stesso. Ed in effetti è così, ci vuole una forte determinazione a privarsi del sonno. E Non è così facile farlo se non si ha un obiettivo preciso. Il nostro era chiaro.

Si consumano oltre 10.000 Kcal al giorno, non è uno scherzo reintrodurle



Alla prima base vita, Val Veny - Courmayeur, un gran caos. Aprire le borse in giardino, al freddo, entrare, fare la doccia e mangiare. Dormire? Sì, ma sul pavimento. La mattina dopo si parte per il rifugio Monzino. Due ferrate, una per salire ed una per scendere. Appena scesi ci giriamo e vediamo un temporale che rapidamente fagocita il rifugio. Noi, fortunati, siamo già giù, e proseguiamo la nostra marcia verso il ghiacciaio del Miage, un posto incredibile: enormi massi in bilico tutti dello stesso colore che rendono l'area lunare. Non c'è nessun riferimento, solo una grande sfasciume di rocce. La morena del Miage è meravigliosa! Arriva però il temporale, la pioggia e il vento. E navigare in quel caos è sfiancante. Alla fine riusciamo ad uscirne, ma che fatica! Spossati, infreddoliti e bagnati arriviamo al Lago Combal e da lì la parola d'ordine è "Francia!".

Le notti, le notti in montagna sono belle, meravigliose. Quasi tutte. Sono belle le notti dove la temperatura è fresca, la luna illumina i pendii e si rispecchia nei laghetti. Sono belle le notti in cui salendo vedi panorami come Courmayeur illuminato a festa... sono anche belle le notti in cui puoi vedere le stelle e le costellazioni. Non ci sono solo quelle. Le notti con il vento forte, con il gelo, con la grandine e la pioggia ma sopratutto le notti con la nebbia. Quelle notti vorresti che finissero subito, guardi l'orologio e provi a contare le ore che ti separano dall'alba, cerchi di ingannare il cervello convincendoti che alle 6 di mattina sarà già giorno. Quelle notti sono dure, portano via tanto. Sono notti che consumano rapidamente calore e energia.

Alla PTL® c'è anche la fame da gestire. Il percorso spesso è fuori dai canonici sentieri, non ci sono rifugi per ore ed ore, non ci sono paesi, non ci sono ristori. Si consumano oltre 10.000 Kcal al giorno, non è uno scherzo reintrodurle. Dove possiamo mangiamo come lupi; Giunti su una strada vediamo un camper, una signora esce e ci guarda. Io col mio francese traballante chiedo se ha qualcosa da mangiare. Ci danno due wafer, uno a testa. Credo di non aver mai mangiato nulla di così buono!

Siamo, io e Francesco, una cosa sola.

Le albe poi arrivano, fredde, umide. Si spegne la luce che si ha in testa e si comincia a vedere meglio intorno a noi. Si pensa a quanto non si è visto prima ma si pensa anche a quanto ci sarà da vedere da ora in poi. Purtroppo molte albe erano coperte dalla nebbia. Non si vedeva nulla. Orientarsi era un dovere, riuscire a farlo era un gran lavoro. Il nostro silenzioso compagno di viaggio, il gps ci guidava anche in quelle circostanza. Non sempre però con la precisione necessaria. Spesso dopo qualche metro capivamo di aver preso la direzione sbagliata e quindi, dietro front, si riparte dal bivio. In tutto questo siamo stati bravi, ci siamo persi poco e spesso anzi abbiamo tracciato la strada anche per altri team, così come altri han fatto per noi. Una squadra di due cinesi ci ha seguito per un giorno intero: noi avanzavamo, loro avanzavano. noi ci fermavamo, loro si fermavano, noi ci sedevamo, loro si sedevano. Era buffissimo, sembrava di essere in una candid camera.

Passano i giorni e passano le ore, passano i colli, le valli, le vette, gli sfaciumi, le creste, le ferrate, le scalate, i torrenti, i rifugi; passano le notti. La tabella di marcia è rispettata. Abbiamo un ritmo che senza contrattempi ci consente di arrivare in tempo a Chamonix. I nostri occhi spaziano intorno cercando un tenue sollievo nei magnifici panorami: "siamo qui per questo" sussurra Francesco quando vediamo la vetta del Monte Bianco. Brividi. Siamo una squadra in tutto, anche nell'emozionarci. Siamo, io e Francesco, una cosa sola. Nessuno dei due avrebbe singolarmente potuto fare meglio di quanto abbiamo fatto insieme. Ci meravigliamo quando guardandoci ci immedesimiamo nello sguardo, quando stanco, quando euforico, quando allegro e quando taciturno. Si, nel nostro viaggio abbiamo avuto tanti silenzi. Silenzi necessari per affrontare la fatica, silenzi per pensare, silenzi per risparmiare le energie. Non erano silenzi pesanti, erano silenzi necessari. E noi li sapevamo interpretare.

Quando vedono scritto PTL® sul pettorale impazziscono! Ci chiamano eroi!

L'ultima notte è terribile. La fatica mangia tutto e la PTL® non fa sconti: la sua asprezza è lineare e continua. Poco importa se siamo in fondo. Una scalata su una parete verticale, dei lastroni di pietre ghiacciati, una cresta molto aerea e all'alba l'ultima ferrata in discesa. Da lì si parte per l'ultima salita.... il passo accelera, più che per adrenalina per il desiderio di finire prima possibile. Si passano posti incantevoli e ogni tanto si vede qualche escursionista normale, riposato, sicuramente profumato... Cham è vicina. Arrivati in cima al monte il cuore si gonfia. L'eccitazione aumenta. c'è un'unica discesa da affontare, prima bruttina ma dopo corribile e quindi corriamo. corriamo sempre più forte. Corriamo superando amici concorrenti, non per guadagnare posizioni ma perché vogliamo arrivare.
Una squadra decide di correre anche lei. Noi vogliamo Chamonix tutta per noi. Decidiamo di lasciarli andare avanti, rallentiamo, battiamo il 5, aspettiamo un attimo e ripartiamo. Si inizia a sentire la voce di uno speaker. Si inizia a sentire il rumore degli applausi. Entriamo in paese: le persone ci incitano e quando vedono scritto PTL® sul pettorale impazziscono! Ci chiamano eroi!

Corriamo, corriamo come se fossimo appena partiti, corriamo tra la folla e corriamo con lacrime e sorrisi. L'ultima curva. Il traguardo è davanti a noi, io e Francesco ci prendiamo per mano, acceleriamo, il traguardo lo conquistiamo saltando. Il sorriso di quell'istante non è ancora andato via. Dopo pochi istanti mi sento chiamare. Emilia! Sei venuta a prendermi! Poi mi giro e Vedo Elisa, la compagna di Francesco con in braccio Elena. Francesco non se ne accorge, io gli prendo un braccio e lo giro di forza. Piange, abbraccia delicatamente sua figlia, è un gigante.




Marcello Villani
Autore

Appassionato di montagna da tutta la vita, lavoro in una grande azienda di informatica a Pisa.Il mio lavoro mi piace tantissimo, ma ha un gran difetto: devo stare seduto su una sedia. Ogni giorno mi alzo pensando a quale diavoleria inventare nel tempo libero per movimentare la mia altrimenti sedentaria vita. La PTL® è stata sicuramente la più incredibile di tutte!

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